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Ero al solito campetto come ogni sabato pomeriggio a farmi i miei tiri di riscaldamento in attesa che arrivasse qualcuno con cui condividere la passione che ho per lo Street Basket.
Ad un certo punto arrivò un ragazzo mai visto: sarà stato circa 185 cm, maglia di Kobe gialla (l’originale con il numero 8), pantaloncino nero e scarpe di un color antracite, originariamente bianche ma che sapevano di “vissuto”, e pallone “camosciato” sotto il braccio.
Calcolando che quella è l’unica metà campo nel raggio di km, mi sembrava strano di non conoscerlo

“Posso farmi due tiri?” mi chiese.
“Certo! Piacere L.”
“Piacere mio, D.”

Iniziò a palleggiare col suo pallone e fare qualche tiro: primo ferro…canestro…canestro…tabellata…

“Ti va di fare un 1vs1?”
“Ok, intanto fra poco dovrebbero arrivare anche alcuni miei amici” risposi.
“Tira da 3 per la palla!”
Tirai…ovviamente fuori…non capisco perché ho voluto comprarmi la maglietta di Curry se avrò una media del 10% da 3.

Facemmo il “check”.
Avete presente quando state mangiando qualcosa e vi capita il peperoncino? Quella fu la mia reazione nel vedere la sua prima azione, me la ricordo come fosse ora.

Un palleggio a destra, finta di infilarmi dal mio lato sinistro…e ad un certo punto era già dietro di me sfruttando un palleggio sotto le gambe cambiando direzione.
Saltò come non avevo mai visto fare a nessuno in quel campetto e schiacciò.
Sì. Schiacciò.

Rimasi immobile per circa 5 secondi, ma a me sembrava un’eternità.
Era il più grande giocatore del quartiere di tutti i tempi.

Non vi dico neppure il risultato di quella partita, che ovviamente dominò in lungo e in largo. Riuscii a fare 4 punti solo grazie a qualche fade away “old school”.

Finita la partita iniziammo a parlare di NBA.
“Bellissima la tua maglia numero 8!”
“Il mio idolo, nessuno mai come lui oltre al 23”
“Eh però ci sono sti due…”
“Dominante uno e immarcabile l’altro, ma quando vedo Kobe è poesia per me. Non posso neppure pensarci che fra un mese si ritiri…”

A quel punto arrivarono i miei amici…ora sì che ci divertiamo ho pensato!
“Devo andare L., grazie per la partita”
Rimasi stupito.
“Dove vai? Facciamoci una partita seria! Un bel 3×3!” gli dissi.
“Sei molto gentile, ma devo andare. Magari la prossima volta”

Questo succedeva a Marzo. E da quel giorno, non si è più fatto vivo al campetto.
Nessuno dei miei amici lo conosceva e nessuno sapeva dove abitava, ho provato a chiedere a qualche mio ex compagno di squadra ancora attivo sul parquet, con scarsissimi risultati.

A volte ancora penso alle sue giocate.
Mi sento privilegiato.

Ho visto giocare il più grande giocatore della storia del mio quartiere.
Ho visto un angelo.

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